Giappone: crescita debole nel breve, ma il ciclo non è compromesso
- Davide Militello
- 28 mar
- Tempo di lettura: 2 min

Il dato sul PIL giapponese del quarto trimestre ha sorpreso negativamente i mercati, ma non racconta una storia di crisi. Piuttosto, evidenzia una fase di transizione complessa, in cui alcuni motori della crescita si stanno temporaneamente indebolendo mentre altri iniziano a rafforzarsi.
Dopo la contrazione del terzo trimestre (-2,6% annualizzato), le aspettative erano orientate verso un rimbalzo più deciso. Il consenso si posizionava intorno all’1,6%, mentre alcune stime interne arrivavano al 2,5%. La realtà è stata ben diversa: il PIL si è fermato a un modesto +0,2%.
Un dato che, letto isolatamente, potrebbe sembrare deludente. Ma è proprio qui che serve cambiare prospettiva.
Su base annua, infatti, il 2025 si chiude con una crescita dell’1,1%, il miglior risultato dal 2022. Ancora più significativo il dato nominale: +4,5% nell’anno, sostenuto da un’inflazione che, dopo anni di stagnazione, sta finalmente contribuendo alla dinamica economica.
Cosa non ha funzionato
Il principale elemento di debolezza è arrivato dalle esportazioni, scese dell’1,1% contro attese di crescita. Un segnale importante, soprattutto per un’economia storicamente trainata dalla domanda estera.
A questo si aggiunge il calo degli investimenti pubblici (-5,1%), che prosegue per il secondo trimestre consecutivo, e il contributo negativo delle scorte private. Elementi che hanno frenato in modo significativo il dato complessivo.
In altre parole: non è mancata la domanda interna, ma sono venuti meno alcuni supporti ciclici fondamentali.
Cosa sta tenendo in piedi la crescita
Il vero punto di forza resta il consumatore giapponese.
I consumi privati crescono per il settimo trimestre consecutivo (+0,4%), sostenuti da due fattori chiave:
la crescita dei salari nominali
l’effetto ricchezza legato ai mercati finanziari
Un segnale che il Giappone, dopo anni di deflazione, sta lentamente entrando in una fase più “normale” dal punto di vista economico.
Anche gli investimenti mostrano segnali misti ma non negativi:
il comparto residenziale rimbalza con forza
quello non residenziale cresce, ma meno del previsto
Un contesto che riflette più cautela che debolezza strutturale.
Il punto chiave: leggere oltre il dato
Il dato del quarto trimestre non cambia il quadro di fondo.
Anzi, se confermato, suggerisce un possibile rimbalzo tecnico già nel trimestre successivo, legato alla ricostituzione delle scorte. Un classico effetto di ciclo che spesso anticipa una fase di accelerazione.
Le stime indicano una crescita intorno all’1,7% annualizzato nel trimestre in corso.
Non è quindi un problema di direzione, ma di tempistiche.
Davide Militello.



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